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martedì, 20 ottobre 2009
La finale del Masters 1000 di Shanghai ha dato conferma, se ce ne fosse stato bisogno, del fatto che Rafael nadalNadal non sia ancora tornato il killer che tutti abbiamo imparato a conoscere. Lo spagnolo deve ancora rimettersi al cento per cento dai diversi fastidi che hanno caratterizzato il suo altalenantissimo anno ed appare al momento in condizione ben lontana da quella che eravamo abituati ad ammirare. Dopo la tendinite alle ginocchia che lo costrinse a saltare il Queen's e Wimbledon, lo spagnolo si è ripresentato nel circuito giocando i Masters 1000 di Montreal, Cincinnati e Shanghai, lo US Open e l'ATP 500 di Pechino. Il maiorchino ha raccimolato una finale, tre semifinali ed un quarto di finale senza riuscire a trionfare in nessuna occasione. Risultati comunque di tutto rispetto ci mancherebbe altro, solo che il numero due del mondo ha abituato i suoi fan in ben altro modo arrivando sempre o quasi in fondo in tutte le manifestazioni che davvero contano ed è quindi normale che, adesso, di fronte a due mesi e mezzo senza vittorie ci si interroghi sulle sue reali condizioni di forma attuali. Fisicamente Nadal è a posto. O per lo meno, questo è quello che si vede. Le ginocchia sono tornate perfette. Il maiorchino gioca ormai costantemente privo delle fasce alle gambe che erano ormai diventate un abituè, segno inequivocabile di minore fastidio. Lo si vede correre avanti e indietro per il campo destra e sinistra senza probelmi. Frenate, cambi di direzione, tutto perfetto. Gli addominali appaiono in miglioramento. Il servizio pecca ancora un pò ma è sicuramente migliorato dallo US Open. La prima sta tornando lentamente più solida, la seconda pecca ancora ma sulla falsa riga della prima è plausibile aspettarsi dei miglioramenti anche li. Quello che manca più di tutti è, invece, proprio il suo marchio di fabbrica. Il dritto. Quel colpo devastante capace solo qualche mese fa di ribaltare istantaneamente una situazione da difensiva in offensiva. Mancano quelle accelerazioni da due metri fuori dal campo che costringevano l'avversario a tornare con i piedi nei pressi del giudice di linea. Manca quell'uncino che mandava fuori dal corridoio l'avversario e lo costringeva a rimettere in campo una palla da appoggiare dall'altra parte. Manca la forza. Manca la profondità. Manca la pesantezza. Manca lo spin. Mancano, in breve, tutti i suoi punti di forza. Il dritto è il colpo che Nadal ha smarrito più di tutti. Si vede a vista d'occhio. Le accelerazioni nel corso di un match si contano sulle dita di una mano, l'uncino mancino si limita a rimandare di la un liftone che raramente rimbalza oltre la linea del servizio e che viene facilmente attaccato dagli avversari. E' diventato un colpo normale, un colpo che ha perso la sua devastante efficenza e che, per questo, era temuto da tutti. E' diventato un colpo quasi interlocutorio. Incapace o quasi di fare male. Come il rovescio. Quasi tornato quello del 2006. Un colpo quasi solamente difensivo, confinato al "ribattere la palla" ma che quasi mai risulta teso, filtrante, profondo e pesante. Nessuna traccia degli strordinari miglioramenti targati 2008 che lo avevano reso un fucile a pallettoni. Soprattutto quello incrociato che, lo scorso anno, ha fatto letteralmente sfracelli come in occasione della finale di Melbourne. Un colpo in grado di trasformarsi in vincente da qualunque posizione del campo, anche due, tre metri fuori dal corridoio grazie al suo acutissimo angolo. Un tracciante, letteralmente. Adesso invece è un colpo che viagga ad un metro dalla rete, che atterra leggero, alto, lento. Che soffre. Che patisce. Che viene continuamente sfruttato dagli avversari e che diventa quasi una miniera d'oro in alcune circostanze regalando errori su errori. Il back non è da meno. Nadal non ha mai avuto il back di Federer ma sicuramente i miglioramenti dello scorso anno avevano incluso anche il rocescio tagliato. Palla molto bassa e profonda, difficilmente attaccabile, difficilmente anticipabile. Adesso? Quasi un disastro con la palla che rimbalza alta, poco profonda. Un invito a nozze per chi si trova dall'altra parte. Insomma, tanta roba. Davvero tanta. Un Nadal che, in pratica, ha perso tutti i suoi punti di forza. Anche quello innato. Quello che gli scorre nelle vene. Quello che sembra(va) eterno. Il Nadal attuale sembra essere meno cattivo. Meno Killer. Meno felino. La furia con il quale si avventava sulle prede appena qualche mese fa sembra adesso soltanto un ricordo. Nadal ha perso gli occhi della tigre. Ha smesso di sbranare gli avversari. Il più grande punto di forza di Nadal è sempre stata la testa, prima delle gambe, prima della corsa, prima dell'uncino mancino. Nadal le sue battaglie le ha sempre vinte con la testa. Esercitando sull' avversario una pressione sovraumana. La lucidità con la quale affrontava situazioni complicate, anche le più complicate, era davvero di un altro pianeta. Vederlo annullare palle break, set point, match point, con una forza, una determinazione ed una furia straripanti era ormai quasi una routine. Ed allo stesso modo Nadal saltava addosso alla preda non appena sentiva l'odore del sangue e non la lasciava più. Se prendeva un allungo non si fermava più, se recuperava una partita non la perdeva più , se ribaltava una situazione non sbagliava più. Il Nadal attuale è diverso. E' sempre un gran combattente ma sembra essere un combattente "umano". Il Nadal attuale sembra accettare la sconfitta. Quello passato non ci pensava neanche. Si batteva con tutte le forze anche quando combattere sembrava una pazzia. Ed il più delle volte, invece, lui dimostrava che la pazzia era non crederci. Il Nadal di ora difficilmente riesce a ribaltare situazioni complicate. Difficilmente riesce a sbranare la preda. Difficilmente riesce a dominare. Ha perso l'istinto omicida. Riesce magari a costruirsi le basi, riesce a prendere l'allungo, riesce a mettere le mani avanti. Ma poi lo sprint, l'accelerazione, il colpo del K.O. Sono quelle le cose che mancano. Ed allora Nadal diventa un essere umano. Un essere umano con dei punti deboli. Che possono essere attaccati e si possono sfruttare. Un essere umano che può essere sconfitto. Rafael Nadal deve ritrovare la cattiveria che lo ha fatto diventare un extra-terrestre. Deve tornare ad incutere paura. Deve tornare a comandare. A comandare gli scambi, a comandare col dritto, a comandare col rovescio, a comandare da fondo. Deve ritornare la macchina perfetta che non sbaglia mai, deve tornare il muro insuperabile che ribatte tutto. E per farlo deve tornare al cento per cento. Deve sentirsi al cento per cento. Deve essere consapevole di essere al top. Il 2008 è stato un anno chiave in questo senso. Quel Nadalsi sentiva nel pieno delle forze ed i risultati sono stati devastanti. Un Nadal che giocava con i piedi dentro il campo, che comandava gli scambi, che regnava col dritto, che veniva a rete, che accelerava, si proponeva, chiudeva. Imbattibile. Insuperabile. Un Nadal troppo forte. Sulla terra, sull'erba o sul cemento. Capace di lasciare quattro giochi a Federer a Parigi e di strappargli Wimbledon un mese dopo nella sfida delle sfide. Capace di conquistare la vetta del mondo e l'oro olimpico. Un Nadal che poteva essere fermato solo da... Nadal. Solo dal fisico. Che lo avrebbe potuto bloccare, avrebbe potuto interrompergli il momento magico e lo avrebbe costretto a risalire, a ricominciare da capo. Il fisico lo ha fatto. Si è messo in mezzo e lo ha fatto ricominciare da capo. E Nadal ha accettato la sfida, tornando quasi più forte di prima. Vincendo tutto quello che c'era da vincere. Australian Open, Indian Wells, Montecarlo, Barcellona, Roma. Poi però il fisico ha colpito ancora. E stavolta ci è andato giù pesante. Imbrigliandolo al Roland Garros ed impedendogli di difendere il titolo a Londra. Ed allora per Nadal è stato tutto più duro. Ricominciare da zero è stato più difficile. Ma Nadal ha accettato la sfida ancora una volta. Si è rimesso in gioco ed ha ricominciato a pedalare. E' ancora lontano dalla perfezione, lontanissimo, ma la mentalità non risente degli infortuni. La mentalità da vincente resta. E Nadal vuole vincere ancora. Vuole tornare ai massimi livelli. A dimostrare a tutti che lui è ancora qui. E quando ci sarà riuscito sarà bene che cerchi di sconfiggere il suo più grande nemico. Il suo fisico. Sarà bene che programmi con cura la stagione. Sarà bene che analizzi il calendario, faccia delle scelte, anche difficili (bye bye Barcellona), si conceda delle pause, del riposo, che stacchi la spina ogni tanto. Un Rotterdam in più o in meno a questo punto della carriera non fa alcuna differenza, non è con Dubai che si fa la storia, non è con Doha che si hanno i trionfi. Bisogna entrare nell'ottica conservatrice. Il calendario è massacrante, non si può giocare sempre. Bisogna prendere esempio dal più grande, anche in questo. Da Federer. Che valuta. Rinuncia. Considera. Pensa. Riflette. E poi decide. Ed i risultati si vedono. Nadal quando può contare sul suo fisico è una forza della natura. Quando non può è semplicemente un campione. Ma al momento essere un campione non basta. Non GLI basta. Nadal vuole tornare ciclone. Vuole tornare tornado. Vuole tornare imbattibile. Ed allora deve stare attento. Deve valutare. Rinunciare. Considerare. Pensare. Riflettere. Deve prendere esempio. Dal più grande. Anche in questo.
lunedì, 19 ottobre 2009
E per fortuna siamo (finalmente) alla fine di questo Shanghai. Non che il torneo cinese mi stia antipatico, tutt'altro, davydenkoma finalmente si interrompe l'emorraggia di ritiri che francamente aveva davvero scocciato. La vittoria finale, come da pronostico, è andata al russo Nikolay Davydenko che ha letteralmente dominato Rafael Nadal ancora troppo lontano dai suoi standard tennistici per mettere davvero in pericolo il solidissimo russo. Si era già perlato del fatto che probabilmente il primo a dispiacersi di tutti quei ritiri era proprio lo spagnolo alla quale era stata "negata" la possibilità di giocare tanto, entrare in palla e continuare ad assimilare partite e metterle nelle gambe. Gli ultimi due turni passati approfittando dei ritiri di Ljubicic prima e di Lopez poi, non hanno fatto altro che peggiorare la situazione nella quale il numero due del mondo si trovava. Lo spagnolo doveva giocare il più possibile per prepararsi all'atto finale, ed invece ha giocato poco più di tre partite. Dall'altra parte il Davydenko spaziale visto contro Djokovic appariva uno scoglio troppo grande per il Nadal attuale, Nadal che tra l'altro in un' altra finale di Masters 1000 (a Miami) le aveva già prese di santa ragione dal buon Nikolay. Così la finale inizia con la consapevolezza che potrebbe essere una gara a senso unico o quasi. E così è in effetti. Davydenko martella da fondo e Nadal corre. Lo spagnolo non riesce ad essere nè profondo, nè incisivo con il suo dritto, sbaglia molto di rovescio e si rifugia spesso in un back difensivo tutt'altro che efficace. Il russo prende campo ad ogni scambio, chiude gli angoli ad ogni accelerazione e cerca il vincente ogni volta che ne ha la possibilità. La partita gira subito in suo favore nel terzo gioco quando Nadal perde la battuta e va subito sotto di un break. Il gioco martellante ed il ritmo di Davydenko vengono difficilmente sostenuti dal maiorchino che nel settimo gioco rischia seriamente di andare sotto di un altro break, trovandosi 15-40. Con un insperato colpo di coda, però, il numero due del mondo riesce ad annullare le due opportunità, strappa il servizio al russo e tiene il suo ritrovandosi in un battibaleno in vantaggio 5-4. E' questo il momento in cui la partita sembra girare dalla parte di Nadal. Il gioco del maiorchino appare sempre piuttosto corto, poco incisivo ma Davydenko in questa fase sembra sbagliare un pò di più e di conseguenza Nadal, timidamente, viene fuori. Nel gioco successivo lo spagnolo si guadagna un set-point che il russo, però, annulla con uno smash vincente a rete sul tentativo di lob di Rafa. Scampato il pericolo il russo rischia ancora all'undicesimo game risalendo alla grande da un insidiosissimo 0-30 ma poi porta la diatriba fino al Tie - Break dove i reali valori attuali vengono definitivamente fuori. Davydenko vince il Tie per 7 punti a 3 e la sensazione è che Nadal abbia fatto già un miracolo ad arrivarci. La sensazione viene confermata dall'andamento del secondo set. Davydenko continua a disegnare il campo, trovare angoli e profondità mentre Nadal continua a ributtare di la una palla che raramente rimbalza oltre la linea del servizio. La partita potrebbe girare in favore del maiorchino in alcuni momenti, ma sono solo attimi. Davydenko accelera, fa il break e vola 5-2. Al nono gioco il russo corona il sogni di vincere il terzo Masters 1000 in carriera assistendo all'ultimo falco che ridisegna la traiettoria, appena lunga, dell'ultimo, ennesimo, dritto sbagliato di Nadal. Il russo a questo punto si assicura praticamente per certo un posto al Master di fine anno. Nadal si assicura, per certo, del fatto che per tornare quello dello scorso anno serviranno ancora diverse e diverse partite.

Risultato della finale del Masters 1000 di Shanghai:

[6] Davydenko - [2] Nadal: 7-6 (3) / 6-3
postato da: campa100anni alle ore 13:28 | Link | commenti
categoria:miami, shanghai, lopez, nadal, davydenko, masters 1000
sabato, 17 ottobre 2009
Se domani per la finale del Masters 1000 di Shanghai si presentassero George Clooney, direttamente da E.R. ed il dottor Cox, direttamente da Scrubs, certamente non ci sarebbe di che sorprendersi. Il torneo cinese sta assumendo sempre più le sembianze di una corsia d'ospedale. Ritiri su ritiri su ritiri su ritiri. Anche Lopez. L'ultimo (in ordine di tempo, non si sa mai che domani non ci sia la ciliegina sulla torta) a cedere le armi non ad un dritto, un rovescio o un servizio vincente, ma al dolore, alla stanchezza, alla condizione fisica, alla gamba, al ginocchio, alla spalla, al polso, alla caviglia... Con questo sono saliti ad otto, OTTO, i ritiri nel "fortunatissimo" torneo cinese: Acasuso, Zverev, Del Potro, Haas, Monfils, Wawrinka, Ljubicic ed appunto Lopez. Aggiungiamoci che Federer e Murray avevano dato forfait già prima di partire ed è facile immaginare la soddisfazione degli organizzatori e spettatori cinesi. Olè. Meglio di così... Gli unici due sopravvissuti si daranno battaglia, o almeno ci proveranno, domani nell'ultimo atto di uno dei tornei più martoriati del secolo. Nikolay Davydenko e Rafael Nadal sono arrivati all'atto finale del penultimo Masters 1000 dell'anno ma non lo avrebbero potuto fare in modi più diversi. Sudando, lottanto e stringendo i denti il russo. Quasi urlando "ok, ci sto" dagli spogliatoi lo spagnolo. La semifinale tra Davydenko e Djokovic si presentava certamente molto incerta. I valori assoluti erano, chiaramente, tutti dalla parte del serbo che tra l'altro undici mesi orsono proprio su questi campi e proprio contro il numero uno di Russia conquistò il suo primo titolo Master. La sensazione era, però, quella che la partita fosse tutta da giocare e, per Nole, tutta da vincere. Perchè Davydenko è uno che non ti regala mai niente, perchè è uno che in questo periodo della stagione ogni anno sembra esplodere, perchè il russo in quanto a solidità è secondo a pochissimi altri. Il Djokovic visto ieri contro Simon era un Djokovic non perfetto. Un Djokovic a tratti distratto, poco ordinato, troppo emotivamente coinvolto, quasi fragile dal punto di vista nervoso in alcuni momenti. Contro il russo poteva soffrire, poteva risentire della fatica accumulata e poteva rischiare. Tutto confermato, ha sofferto, ha risentito della fatica ed ha rischiato al punto di perdere. Il primo set mette subito in chiaro che per Nole non si tratterà di una passeggiata. Davydenko ribatte colpo su colpo, non perde nulla da fondo anzi riesce spesso ad imporre il suo ritmo e (nota decisamente sorprendente) non disdegna discese a rete di tanto in tanto. Djokovic, di contro, riesce a tenere botta, risponde ai colpi ed accetta il braccio di ferro da fondo. Un primo set all'insegna dell'equilibrio non poteva che essere deciso da una manciata di punti. Così è infatti con Davydenko che non riesce a sfruttare tre palle break e con Djokovic che invece converte in break la sua unica opportunità. 6-4 ed il primo set è in cascina.  Chi si attende un secondo set più tranquillo per il serbo evidentemente non conosce bene Davydenko. Il russo riprende come se nulla fosse a fare il suo gioco, consapevole del fatto di aver messo in grosse difficoltà il (di nuovo) numero tre del mondo. Così gli restituisce pan per focaccia, strappa il servizio e chiude 6-4 il secondo set. Un set pari e si ricomincia. A picchiare da fondo, ad esasperare angoli ed a cercare di sfondare. Si continua scambiandosi i turni di battuta, lottando palla su palla e tenendo duro sino all'ultimo colpo. Ad un tratto la partita potrebbe girare, prima da una parte, poi dall'altra. In vantaggio 3-2 Djokovic si trova 0-40 ed ha tre palle break consecutive che lo porterebbero con un piede in finale. Qui, però, il cuore di Davydenko diventa grande così ed il russo infila cinque punti consecutivi salvandosi dal tracollo. Un game dopo la situazione si ribalta ed è il russo ad avere due opportunità per mettere il serbo al tappeto. Anche Nole, però, si dimostra cuor di leone e salva la baracca. Si procede, allora, in perfetta parità fino all'ultimo, decisivo, atto. Il più giusto sicuramente. Tie - Break. A questo punto si profilano tre diverse soluzioni; Djokovic potrebbe piazzare l'accelerazione decisiva, oppure i due potrebbero continuare a darsi battaglia, oppure Davydenko potrebbe cercare di soprendere Nole rischiando subito e cercando di giocarsi le sue carte all'attacco. Dopo il primo punto si capisce subito che la soluzione più probabile è la terza. Davydenko accelera in maniera pazzesca e conquista i primi cinque punti (strabiliante un passante di rovescio in cross che vale il 5-0). Djokovic viene tramortito, frastornato e non riesce più a riordinare le idee. Conquista un punto ma Davydenko fa gli altri due chiudendo con un altro dritto fenomenale in cross. La partita finisce qui, con un Tie - Break dominato dal russo ma con un Djokovic che ha lottato fino alla fine con tutti i suoi mezzi. Semplicemente, complimenti a Davydenko assolutamente magistrale oggi. Cheapeau.
L'altra semifinale, invece, si può riassumere in una manciata di righe. Nadal contro Lopez, una sfida che già a priori è a pronostico chiuso. Nadal non soffre minimamente Lopez, Lopez non la vede proprio contro Nadal. Si parte e Lopez al servizio conquista subito il primo game. Un inizio che da coraggio ma, purtroppo per lui, non da altro. Nadal dilaga infilando nove giochi consecutivi issandosi fino al 6-1 / 3-0. A quel punto Lopez (che al cambio campo aveva già chiamato il fisioterapista per un problema di vesciche al piede) decide di accodarsi al gruppo dei "forfaittari" e lascia via libera al maiorchino che, probabilmente, è il primo ad essere scontento dell'esito delle sue ultime due gare. Un Nadal che avrebbe bisogno di giocare, di ritrovare il ritmo partita, di colpire tanto. E invece va in finale avendo giocato praticamente tre quarti di partita in due giorni. Certamente non quello che si aspettava dal torneo cinese. Vuole tornare in forma, ma per farlo deve giocare e qui di partite ne ha giocate davvero poche. Domani avrà, comunque, la possibilità di correre, di colpire, di giocare. E come se ce l'avrà. Il problema, semmai, sarà riprendere fiato.

Risultati semifinali:

[1] Nadal - Lopez: 6-1 / 3-0 Ritiro
[6] Davydenko - [2] Djokovic: 4-6 / 6-4 / 7-6 (1)

Olè, ho azzeccato i pronostici. Olè.

Nadal - Davydenko
Partita difficile per lo spagnolo. Maledettamente difficile. Perchè Davydenko è uno che non molla, è uno che regge da fondo, è uno che aggredisce la risposta. E Nadal al momento non offre garanzie in questi sensi. Avrebbe sperato di arrivare in finale in condizioni ben diverse, magari gicoando di più, avendo la possibilità di essere più in palla, più vicino alla forma migliore. Ed invece la maledizione dei ritiri ha colpito "inversamente" anche lui. Ha passato due turni senza faticare, è vero, ma di faticare Nadal al momento avrebbe proprio bisogno e lo sa anche lui. Ha bisogno di giocare per tornare quello dello scorso anno, per ristabilirsi definitivamente dal doppio infortunio ginocchia - addominali di quest' Estate. Ed invece si trova in condizioni, francamente, ancora misteriose ad affrontare un Davydenko che certamente picchierà come un matto. Il russo ha vinto gli ultimi due precedenti sul duro, addirittura una volta in finale a Miami nella quale Nadal praticamente non entrò mai in partita. Sussiste il rischio che domani accada lo stesso? Sì, sussiste. Nadal non sembra ancora in palla. Davydenko sembra esserlo abbastanza per due, forse anche per tre.
Davydenko in due set.
postato da: campa100anni alle ore 18:12 | Link | commenti
categoria:simon, shanghai, lopez, nadal, davydenko, djokovic, masters 1000
venerdì, 16 ottobre 2009
In un modo o nell'altro siamo arrivati alle semifinali a Shanghai. Quattro giocatori sono ancora in piedi, e questo è certamente una notizia. Sì, perchè il torneo dei ritiri continua a tener fede alla sua fama. Un altro ritiro, l'ottavo. Un disastro. Putroppo una routine. Ogni anno Madrid ed il povero Parigi Bercy vengono falcidiati da ritiri di giocatori esausti dopo una stagione massacrante e che, proprio, non ne hanno più. Quest'anno Shanghai si è sostituito al torneo spagnolo ma la sostanza sempre quella è rimasta. Otto ritiri a torneo in corso e due forfait prima di partire. Per un totale di dieci rinunce. E che rinunce. Un disastro. Purtroppo l'ATP sembra non dare troppo peso a queste annuali manifestazioni di "schiavismo sportivo", anzi ha più volte dimostrato di sbattersene i cosidetti. Ed allora alè. Auguriamoci che il prossimo anno (non) sia la stessa storia. Ad ogni modo i quarti di finale si sono giocati. E ci hanno detto che Davydenko può ancora giocarsi le sue chances di qualificazione al Master londinese. Il russo ogni anno sembra entrare in forma proprio quando tutti gli altri crollano. E certamente non perchè sia meno stanco degli altri essendo lui uno di quelli che giocano praticamente tutti i tornei ovunque in giro per il mondo. L'unico dato di fatto è che ogni anno Nikolay Davydenko è lì, pronto a dare battaglia per gli ultimi due Masters 1000 e per il Master. E diventa una brutta gatta da pelare per tutti. A questo punto auguriamoci di trovarlo al Master. C'è n'e' uno sicuramente a posto fisicamente, che vuoi fare buttarlo via? Non sia mai. Radek Stepanek (uno che lo scorso anno al Master ci arrivò si, ma da riserva e giocando solo due match) oggi ci ha provato a sbarrargli la strada ma dopo aver preso una scoppola nel primo set, aver rimesso in piedi il match nel secondo ed essere di nuovo travolto nel terzo ha deposto le armi. Tentativo sicuramente coraggioso ma tale resta. Ha vinto il più forte. Come da pronostico. Come da pronostico non è stata, invece, la seconda semifinale che vedeva in campo il ritrovato Feliciano Lopez del torneo shanghaiano e lo svedese Robin Soderling anche lui in pienissima corsa Master e nel bel mezzo della miglior stagione della carriera. Il gigante svedese che ieri ha praticamente asfaltato Tsonga è stato, però, decisamente sorpreso dall'affascinante iberico che con i suoi continui cambi di ritmo e discese a rete ha mandato fuori giri il gioco piatto e lineare dell'avversario. Il primo set (dopo un break per parte) si decide al Tie - Break dove Lopez riesce a tenere alta la concentrazione (e questa sarebbe già una notizia) e lo svedese invece concede un pò troppo. Nel secondo set ci si attende che le gerarchie tornino a farsi rispettare, che Lopez come al solito esca dal match e che il dritto e servizio di Soderling tornino a fare la differenza. Ed invece un break in apertura da parte di Lopez diventa per Soderling l'Everest e lo svedese non riesce proprio a scalarne la vetta. Finisce due set a zero per Lopez una partita che, forse, ridimensiona un pò le ambizioni dello svedese in chiave Master e dimostra ancora una votla che se Lopez avesse una testa da "tennista" anzichè da "qualcos'altro" probabilmente in carriera avrebbe potuto togliersi diverse soddisfazioni. Diverse soddisfazioni se l'e' già tolte, nonostante la giovanissima età, Novak Djokovic fresco vincitore del torneo di Pechino e detentore proprio del titolo al tanto nominato Master (conquistato, tra l'altro, su questi stessi campi undici mesi orsono). La sfida contro il francese Gilles Simon nascondeva ben più di un'insidia e Nole lo sapeva bene avendo anche dichiarato in conferenza stampa che Simon è "uno che nessuno vorrebbe incontrare". I timori del serbo si sono dimostrati fondati quando, dopo aver vinto piuttosto agevolemente il primo set, ha dovuto subire il ritorno dell'ex numero otto del mondo che è riuscito a rimettere i giochi in parità. Il terzo set è stata una guerra di nervi, idee e cuore solo da sfondo hanno fatto dritti, rovesci e volèè. I primi cinque giochi vedono cinque break consecutivi con Djokovic avanti 3-2 e servizio. Da quel momento Simon, forse, non regge più la pressione, forse va fuori giri, forse semplicemente esce fuori la maggior esperienza dell'avversario ma la partita cambia. il serbo fa tre giochi di fila, tiene due volte consecutive il servizio (una notiziona nel terzo set) e strappa il soffertissimo pass per la semifinale. Un Djokovic che comunque ha rischiato tanto, sbagliato di più e concesso parecchio. Domani contro Davydenko ci vorrà ben altra solidità, ben altra attenzione e di certo non meno cuore. Lo stesso cuore che ha tirato Nadal fuori dai guai nell'ultimo quarto di finale della giornata. La partita con Ljubicic appariva certamente una formalità con il croato ultratrentenne che appariva poco più di una comparsa al cospetto del (seppur ancora lontano dalla migliore forma) numero due del mondo. L'inizio del match sembra rispettare alla lettera questo copione. Nadal va subito 15-40 ed ha due palle break per partire in testa. Una manciata di game dopo, però, la situazione è 3-1 e servizio Ljubicic con il croato che trova nel servizio ottimo alleato, riesce a rispondere alla stragrande e piazza vincenti ed accelerazioni come quattro annetti fa (periodo nel quale si stabilì al numero tre del mondo). Ci si aspetta da un momento all'altro che Nadal prenda le misure e salti addosso all'avversario ma a furia di aspettare termina il primo set. Il secondo parziale si apre in modo quasi shoccante; Ljubicic tiene il servizio e vola 0-40 sul servizio di Nadal. Tre palle break consecutive che lo metterebbero con un piede e mezzo in semifinale e affosserebbero (forse) definitivamente lo spagnolo. E' qui però che il cuore del maiorchino torna grande e Nadal annulla con coraggio una dopo l'altra tutte le opportunità (ed anche una quarta) avute dall'avversario, tiene il servizio e lo strappa a zero il game successivo. Ljubicic non smette di lottare, annulla quattro set point ma poi al quinto cede. Purtroppo per lui, però, cede anche la gamba sinistra e dopo soli due punti del terzo parziale è costretto a lasciare il campo e via libera a Rafa. Un vero peccato anche perchè, contro ogni pronostico, l'ex numero tre del mondo aveva dimostrato di potersela davvero giocare questa volta. Ed invece ritiro. Un altro. Speriamo, almeno, sia l'ultimo.

Risultati quarti di finale:

[1] Nadal - Ljubicic: 3-6 / 6-3 / Ritiro
Lopez - [9] Soderling: 7-6 (4) / 6-3
[6] Davydenko - [13] Stepanek: 6-1 / 4-6 / 6-1
[2] Djokovic - [8] Simon: 6-3 / 2-6 / 6-2

Pronosticando again fino alla morte.

Djokovic - Davydenko
Si ripropone la finale del Master dello scorso anno. E si ripropone sullo stesso campo. Scherzi del destino. Il russo in questo periodo dell'anno sembra sempre entrare al top della forma, nonostante sia uno di quelli che durante l'anno gioca di più. Il serbo viene da una stagione certamente non esaltante (è comunque il giocatore che ha vinto più partite, 66) ed ha certamente ancora tanto da spendere. Potrebbe risentire della fatica (soprattuto mentale) di oggi e dovrà cercare, a differenza di quanto fatto con Simon, di tenere altissima la concentrazione per tutta la durata del match. La solidità del russo potrebbe dimostrarsi letale qualora Nole dovesse abbassare la guardia.
Davydenko in tre set.

Nadal - Lopez
Dopo Robredo, sulla strada di Nadal un altro connazionale. Grandi, grandissimi amici nella vita privata i due si scontrano per un posto in finale. Inutile dire che i pronostici sono tutti dalla parte di Nadal che ha dimostrato più volte di non soffrire particolarmente il gioco di Feliciano che, di contro, ha nel numero due del mondo una delle sue bestie nere. Il gioco di volo di Lopez potrebbe essere un'arma a doppio taglio contro il miglior passatore del curcuito e nemmeno il palleggio da fondo lo vede favorito. Le (poche) speranze fanno leva sulla forma ancora non perfetta di Nadal e sul fatto che il maiorchino ad ogni match concede qualcosa, prendendosi periodi di pausa assolutamente utopici quando la condizione è la migliore. Come dire, se non lo batte adesso non lo batte più.
Nadal in due set.


postato da: campa100anni alle ore 20:46 | Link | commenti
categoria:simon, shanghai, lopez, nadal, davydenko, djokovic, robredo, stepanek, masters 1000, ljubicic, soderling
giovedì, 15 ottobre 2009
Rafael Nadal e Novak Djokovic, numero uno e due del tabellone al Masters 1000 di Shanghai staccano il biglietto per i quarti di finale superando rispettivamente il connazionale spagnolo Tommy Robredo ed il tedesco Rainer Schuettler. Il maiorchino numero due del mondo vince agevolmente il primo set poi soffre un pò di più nel secondo. Subito sotto di un break riesce a recuperarlo in un interminabile terzo gioco (quindici minuti di durata) per poi strappare la battuta all'avversario al nono gioco ed andare a servire per il match. Il serbo porta a casa tranquillamente entrambi i parziali contro il tedesco semifinalista a Wimbledon lo scorso anno. Le prime due teste di serie del torneo proseguono, quindi, la loro strada verso la finale anche se sia da una parte che dall'altra i loro piani potrebbero essere rovinati da qualche guastafeste dell'ultim'ora. E' il caso dello svedese Soderling, ad esempio, che sconfigge in due set piuttosto netti il francese Jo-Wilfred Tsonga oppure del russo Nikolay Davydenko che, come suo solito, sembra entrare in palla proprio durante la parte finale della stagione. Il russo ha superato in due set il cileno Fernando Gonzalez ed adesso sfiderà proprio il russo in una sfida che è una sorta di "spareggio" tra due che coltivano ancora speranze di qualificazione in chiave Master di fine anno. Accede ai quarti di finale anche il francese Simon che supera senza fatica il ceco Berdych, mentre il croato Ljubicic si abbatte su Monfils costretto (anche lui) al ritiro nel corso del secondo set quando, comunque, era già ampiamente sotto nel punteggio. Come se i ritiri non fossero già stati abbastanza anche lo svizzero Wawrinka ha lasciato il campo nel corso del terzo set contro il ceco Stepanek che accede così al terz'ultimo atto del torneo. Passa, infine, anche Feliciano Lopez che batte in rimonta l'austriaco Melzer.

Risultati ottavi di finale:

[1] Nadal - [14] Robredo: 6-1 / 6-4
Ljubicic - [11] Monfils: 6-2 / 3-0 Ritiro
Lopez - Melzer: 5-7 / 7-6 (3) / 6-1
[9] Soderling - [5] Tsonga: 6-3 / 6-3
[6] Davydenko - [10] Gonzalez: 6-3 / 7-5
[13] Stepanek - Wawrinka: 3-6 / 7-6 (5) / 4-2 Ritiro
[8] Simon - Berdych: 6-3 / 6-4
[2] Djokovic - [Q] Schuettler: 6-4 / 6-2

Pronosticando.

Davydenko - Stepanek
Il russo ogni anno sembra entrare in palla proprio nel momento in cui tutti gli altri calano e si che è uno che gioca praticamente tutti i tornei dell'anno. Quando in palla può essere molto pericoloso, molto solido da fondo e certamente uno che non molla mai. Dall'altra parte Stepanek quando è in giornata è sempre una brutta gatta da pelare soprattutto su questi campi. Il buon servizio, seguito spessissimo a rete ed in generale un ottimo gioco di volo ne fanno uno scomodo cliente quasi per tutti. Tuttavia la maggior solidità del russo potrebbe e dovrebbe far la differenza.
Davydenko in due set.

Soderling - Lopez
Il pronostico è chiuso. Lo spagnolo non vinceva due partite di fila nello stesso torneo praticamente dal Queen's. Lo svedese sta vivendo quello che sicuramente è il miglior anno della carriera tanto da essere in piena corsa per il Master londinese. Sui veloci campi cinesi il suo servizio può essere devastante ed i suoi colpi piatti possono essere imprendibili. Lopez dovrà cercare di variare molto, venire a rete il più possibile per non dare ritmo al gigante svedese e cercare di contenerlo al servizio. Soderling vede in prospettiva un'altra sfida con un mancino spagnolo, ma molto più intrigante. Difficile che si lasci sfuggire l'occasione.
Soderling in due set.

Djokovic - Simon
Nole sta crescendo in questo finale di stagione. Fresco vincitore del torneo di Pechino e finalista a Cincinnati. Simon coltiva ancora qualche piccola speranza di qualificarsi per il Master ma francamente appare molto indietro. Ad ogni modo il match è tutt'altro che scontato vista la solidità che sa mettere in campo il francese capace di vere e proprie maratone (come ben ricorda Nadal sconfitto lo scorso anno dal francese proprio nel torneo che quest'anno ha ceduto il posto a Shanghai). Djokovic parte certamente favorito ma occhio a dare per sconfitto il francese. Non a caso gli ultimi due precedenti dicono Djokovic si, ma solo 7-5 al terzo.
Djokovic in tre set.

Nadal - Ljubicic
Quando si parla di Nadal e Ljubicic non può non tornare alla mente Madrid 2005 quando lo spagnolo vinse il torneo rimontando da due set a zero. Quello, tuttavia, era un Ljubicic numero tre del mondo e gli ultimi precedenti dicono che Nadal lo ha battuto quattro volte due sulla terra e due sul duro. Le speranze del croato sono riposte nell'efficacia del suo servizio. Se riusicrà a servire bene allora potrà fare partita altrimenti per il maiorchino le cose dovrebbero essere tutto sommato agevoli, soprattutto se riuscirà a farlo spostare molto. Ieri Ljubo ha sofferto molto le palle alte sul suo rovescio, inutile dire che Nadal gli giocherà praticamente soltanto quelle. Servirebbe, comunque, un mezzo miracolo.
Nadal in due set.
mercoledì, 14 ottobre 2009
Il Masters 1000 di Shanghai non sembra, purtroppo, essere scampato al triste destino che negli ultimi anni ha sottomesso gli ultimi due grandi tornei dell'anno. Ogni anno infortuni, forfait, ritiri ed acciacchi vari hanno finito con il limitare, decimare e stroncare il numero di campioni in gara. Già ai nastri di partenza del torneo cinese si erano dovute incassare due importanti defezioni ossia quella del numero uno del mondo Roger Federer e quella del numero tre Andy Murray. Se gli organizzatori speravano che il peggio fosse passato, beh non saranno contenti adesso. Dopo il ritiro di Andy Roddick nella giornata di ieri anche oggi un altro pezzo da novanta ha dovuto lasciare il campo bel prima del match-point. Juan Martin Del Potro, numero cinque del mondo e fresco vincitore dello Us Open si è ritirato per un problema al polso nel corso del secondo set contro l'austriaco Melzer e va, quindi, ad aggiungersi ai pezzi da novanta che per un motivo o per un altro non hanno partecipato (o lo hanno fatto per qualche game) al torneo in terra ex-masteriana. Un vero peccato. Stanno cadendo come mosche. A questo punto è lecito chiedersi in quale condizioni i primi otto giocatori del mondo si presenteranno al Master a Londra tra poco più di un mese. Certamente non ottime. Come ogni anno. Pazienza. Parlando di tennis giocato nella giornata di oggi da registrare l'esordio della testa di serie numero uno Rafael Nadal che ha battuto per la seconda volta in una settimana lo statunitense James Blake e lo ha fatto, ancora come una settimana fa, in tre set dopo aver "rischiato" di impiegarne solo due. Lo spagnolo domina il primo set, va avanti di un break nel secondo ma si fa controbrekkare prima di perdere il Tie - Break. Nel terzo parziale il maiorchino scappa di nuovo avanti di un turno di battuta ma viene subito riacciuffato dall'ex numero quattro del mondo. A questo punto però Nadal piazza l'accelerazione decisiva e strappa per l'ultima e definitiva volta il servizio all'americano che incassa la quarta sconfitta consecutiva contro l'iberico. Esordio vittorioso anche per il numero quattro (numero tre da Lunedì) Novak Djokovic che infrange la resistenza del nostro Fognini in poco più di un'ora. Routine. Altro tonfo eccellente è quello di Fernando Verdasco sconfitto in due set dall'eterno Ivan Ljubicic. Saluta definitivamente Shanghai Marat Safin sconfitto in tre set dal ceco Thomas Berdych con tanto di strascico polemico con il russo che accusa il rivale di poca sportività per aver finto (a suo dire) un dolore al ginocchio alla fine del primo set (perso), salvo poi non presentare alcun segno del fastidio nei successivi due (vinti). Disdicevole. Quello di Del Potro non è l'unico ritiro di giornata; anche il tedesco Tommy Haas è stato costretto a lasciare il campo contro il connazionale Schuettler. Un altra mosca caduta sotto il "peso" del calendario. Vanno avanti tra gli altri Simon, Tsonga, Soderling, Lopez, Monfils e Robredo. Cadono tra gli altri Troicki, Almagro, Ferrer, Hewitt e Mayer.

Risultati secondo turno:

[1] Nadal - Blake: 6-2 / 6-7 (4) / 6-4
[14] Robredo - [Q] Mayer: 4-6 / 7-6 (10) / 6-4
[11] Monfils - Hewitt: 4-6 / 6-4 / 6-2
Ljubicic - [7] Verdasco: 6-4 / 7-6 (6)
Melzer - [3] Del Potro: 7-5 / 2-1 Ritiro
Lopez - [16] Ferrer: 4-6 / 7-5 / 6-1
[9] Soderling - Almagro: 6-4 / 7-5
[5] Tsonga - [W] Zeng: 6-3 / 6-3
[8] Simon - Troicki: 6-3 / 6-4
Berdych - [W] Safin: 3-6 / 6-4 / 6-4
[Q] Schuettler - [15] Haas: 6-4 / Ritiro
[2] Djokovic - [Q] Fognini: 6-3 / 6-1

Tutti in campo domani. Per Nadal derby spagnolo con Robredo mentre Djokovic se la vedrà con Schuettler. Interessantissima sfida tra Soderling e Tsonga mentre Davydenko sfida Gonzalez. Monfils se la vedrà con Ljubicic e Wawrinka affronta Stepanek. Per Simon l'avversario è Berdych mentre Feliciano Lopez è opposto all' austriaco Jurgen Melzer.


martedì, 13 ottobre 2009
Nella seconda giornata del Masters 1000 di Shanghai, Marin Cilic non si ripete dopo l'ottimo torneo di Pechino culminato con la finale di due giorni fa ed esce al primo turno contro il ceco Thomas Berdych.  Il croato si è trovato davvero ad un passo dalla vittoria quando nel terzo e decisivo parziale si è trovato avanti 4-2 e 0-40 con tre palle break consecutive che lo avrebbero portato a servire per il match sul 5-2. Invece il gigante ventenne da lì in poi si è pian piano spento concedendo quattro giochi consecutivi all'avversario che ringrazia e passa il turno. Ostacolo superato anche per l'australiano Hewitt opposto allo spauracchio (chiedere a Roddick) Isner. Il gigante americano non trova il consueto aiuto dal servizio e riesce a mettere a segno solamente 5 ace incassando un pesante 6-4 / 6-2 dall'ex numero uno del mondo. Non è andata altrettanto bene, invece, ad un altro ex numero uno del mondo. Andy Roddick è stato costretto al ritiro contro lo svizzero Wawrinka nel corso dell'ottavo gioco del primo set quando si trovava in vantaggio per 4-3. L'americano ha accusato un fastidio dietro il ginocchio sinistro e dopo un breve consulto con il fisioterapista ha deciso di abbandonare il campo tra la delusione del pubblico. Si tratta dell'unica sorpresa di giornata perchè poi vanno avanti tutti i principali favoriti della giornata, da Gonzalez a Monfils, da Soderling ad Haas, da Davydenko a Stepanek.

Risultati primo turno:

[11] Monfils - Mathieu: 6-2 / 6-2
Hewitt - Isner: 6-2 / 6-4
Ljubicic - Benneteau: 6-3 / 3-6 / 6-1
Melzer - Chardy: 6-4 / 6-4
[9] Soderling - Hanescu: 6-3 / 6-4
Almagro - Kohlschreiber: 6-7 (2) / 6-1 / 7-6 (6)
Troicki - Monaco: 6-1 / 6-2
Berdych - [12] Cilic: 7-6 (8) / 3-6 / 6-4
[15] Haas - Becker: 7-6 (5) / 6-4

Risultati secondo turno:

[6] Davydenko - Kunitsyn: 6-4 / 6-2
[10] Gonzalez - [Q] Bellucci: 6-3 / 6-4
[13] Stepanek - Beck: 7-5 / 6-4
Wawrinka - [4] Roddick: 3-4 Ritiro

Esordio dei pezzi da novanta nella giornata di domani. Esordio da brivido per Rafael Nadal impegnato contro l'americano James Blake nella riedizione della sfida di Pechino di una settimana fa che vide trionfare il numero due del mondo in tre set. Esordio anche per Nole Djokovic impegnato contro il nostro Fognini. In campo anche Del Potro, Verdasco, Tsonga, Safin, Ferrer, Soderling, Simon, Monfils, Haas e Robredo.

martedì, 13 ottobre 2009
Fabio Fognini supera il primo turno del Masters 1000 di Shanghai battendo il lettone Ernest Gulbis nella sfida tra due dei giocatori meno costanti e più imprevedibili (in negativo, chiaro) del circuito. L'italiano stacca il biglietto per il secondo turno ed andrà ora ad affrontare niente di meno che Noke Djokovic, fresco numero tre del mondo e testa di serie numero due. Una passeggiata di salute. Gli altri incontri di primo turno vanno via senza particolari sorprese. Al "solito" Karlovic non bastano i "soliti" 27 ace per superare Blake che lo batte in tre set e si guadagna il diritto di sfidare Nadal per la seconda volta in una settimana dopo la sconfitta di Pechino. David Ferrer batte Gasquet (al primo Masters 1000 dopo le vicende doping), Gonzalez rischia non poco contro il tedesco Zverev ed alla fine sfrutta gli dice bene che il tedesco sia costretto al ritiro sul 2-2 del terzo set, Stepanek supera Ferrero, Wawrinka batte Kubot, Safin ha la meglio su Gong e Robredo batte Llodra.

Risultati primo turno:

Blake - Karlovic: 3-6 / 7-6 (4) / 6-3
[Q] Mayer - Petzschner: 6-3 / 6-2
[14] Robredo - [Q] Llodra: 6-1 / 6-4
[16] Ferrer - Gasquet: 6-4 / 6-3
[Q] Bellucci - [Q] Chiudinelli: 7-6 (3) / 6-4
[10] Gonzalez - Zverev: 7-5 / 6-7 (0) / 2-2 Ritiro
[13] Stepanek - Ferrero: 6-3 / 6-0
Wawrinka - [Q] Kubot: 2-6 / 7-6 (5) / 7-6 (3)
[W] Safin - [W] Gong: 6-4 / 6-4
[Q] Schuettler - Vassallo Arguello: 6-4 / 3-6 / 7-6 (2)
[Q] Fognini - [W] Gulbis: 7-6 (3) / 6-3

Nella giornata di oggi torna in campo il finalista di Pechino Marin Cilic opposto al ceco Thomas Berdych. In campo anche Hewitt, Soderling, Almagro, Haas, Gonzalez, Monfils, e Troicki.


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lunedì, 12 ottobre 2009
Appena conclusi i tornei 500 di Pechino e Tokio che hanno visto trionfare Djokovic e Tsonga, il circuito fa rotta tsongaverso Shanghai ex terra del Master di fine anno, per quello che è il penultimo Masters 1000 della stagione. In terra cinese arrivano tutti i migliori del mondo con due importanti defezioni. Roger Federer ed Andy Murray non prenderanno parte allo show e se per lo svizzero (che ha preferito fermarsi qualche settimana dopo la vittoria di Davis ai danni dell'Italia) in termini di classifica la cosa non pesa minimamente, per lo scozzese (problemi al polso per lui) significa la matematica scivolata al quarto posto del ranking in favore di Djokovic. Evidentemente le cose per il britannico (che solo un mesetto fa era quasi "predestinato" a scalzare Federer dalla cima del monte) non sono andate come previsto. Pazienza. Vista l'assenza di Re Federer, quindi, Nadal si presenta allo show cinese da testa di serie numero uno. Il maiorchino deve ancora trovare il ritmo dopo l'infortunio che lo ha costretto a saltare Wimbledon. Dopo il rientro, infatti, non è ancora riuscito a centrare una finale e non sembra, tra l'altro, avere ancora trovato la migliore condizione. Sembrava sulla giusta strada la settimana scorsa a Pechino ma in semifinale ha preso una stesa da Cilic di quelle che si ricordano per un pò. A Shanghai, comunque, non sarà facile. Il numero due del mondo ha subito un tabellone bello tosto con un secondo turno opposto a Blake o Karlovic. Sulla strada verso la finale anche Monfils, Verdasco, Del Potro, Soderling, Ferrer e Tsonga. Alla faccia. L'assenza di Federer e di Murray fa si che anche Djokovic si presenti da testa di serie ancora più nobile, la due addirittura. Per il serbo una stagione in chiaro scuro finora (più scuro che chiaro) e la vittoria di ieri prorpio a Pechino contro Cilic non serve, comunque, a cancellare i grigiori di una stagione che lo ha visto imporsi solo a Dubai e Belgrado (sotto il portone si casa). Nole torna sui cementati campi Shanghaiani dove l'anno scorso, all'ultimo atto, conquistò il suo primo titolo Master. Chissà che la cosa non gli porti fortuna. C'è curiosità per vedere Del Potro. Il fenomeno del momento, il mostro mangia tutto del dopo Us Open si è dimostrato non poi così mangia tutto uscendo al primo turno da Tokio contro un giocatore di cui (con tutto il rispetto) francamente non ricordo nemmeno il nome. Non vorrei che il mio post precedente gli avesse portato sfiga ma è indubbio che per lui questo finale di stagione sarà un banco di prova importante per capire se l'exploit di New York sia stato, appunto, solo un exploit o se dietro c'e' davvero la nascita di un futuro campione. Vediamo. Su questi campi, poi, è sempre un potenziale spettacolo vedere Tsonga, fresco vincitore di Tokyo. Il francese, come al solito, se in condizione, è uno spettacolo imperdibile, uno spettacolo che vale da solo il prezzo del biglietto. Speriamo che lo sia, in condizione. Curiosità anche per vedere Soderling, Verdasco, Davydenko, Roddick, Simon, Cilic. Soprattutto Cilic sarà curioso vedere se si presenterà in versione "schiacciasassi" come in occasione della sfida con Nadal o se in versione "Babbo Natale" come in finale con Djokovic. C'è anche l'Italia, con Fognini che sfida Gulbis per guadagnarsi poi la sconfitta contro Djokovic. Non c'e' male davvero.
venerdì, 25 settembre 2009
Non c'e' dubbio, il personaggio del momento è Juan Martin Del Potro. Il ventunenne argentino, fresco blogfreschissimo vincitore dello Us Open, si è insediato su copertine di riviste, quotidiani, almanacchi, dizionari e caramelle, guadagnandosi le prime pagine di praticamente tutte le testate giornalistiche sportive di mezzo mondo. Interviste, speciali, racconti, fotoromanzi, fiction, documentari, cartoni animati, cortometraggi, ricchi premi e cotion. In due settimane è diventato il nuovo fenomento della racchetta. In due settimane è passato da giovane dalle grandissime potenzialità a fenomeno affermato, supereroe e (secondo qualche genialoide) macchina da tennis praticamente imbattibile. Siamo tutti d'accordo sul fatto che la sua sia stata un'impresa straordinaria. Ha battuto Federer in finale a New York regno incontrastato dello svizzero da cinque lunghi anni. Per la prima volta negli ultimi sei slam a sollevare il trofeo non è stato uno tra Federer e Nadal. Se si pensa che si tratta della sesta volta negli ultimi ventotto major la cosa assume proporzioni ancora più grandi, quasi enormi. Ha distrutto il numero due del mondo in semifinale, ha schiantato la resistenza del numero uno in finale. Non ha solo vinto, ha trionfato e lo ha fatto con pieno, pienissimo merito e questo non è in discussione. Siamo proprio sicuri, però, che un ottimo torneo (direi anche fantastico) basti a santificare un ragazzo di ventun'anni? Abbiamo un esempio facile facile da poter prendere in considerazione. Novak Djokovic. Novak Djokovic è numero quattro al mondo ed ha ventidue anni. Lo scorso anno (guarda caso proprio a ventuno) vince il suo primo slam in carriera. In Australia. E non vince semplicemente. Domina, stradomina,dando spettacolo e spadroneggiando dal primo turno sino alla finale. Si toglie addirittura lo sfizio di dare tre set a zero niente popo di meno che a Roger Federer. Un fenomeno. Vince il torneo alla grande. Viene osannato, dichiarato re indiscusso del nuovo tennis. L' anti Federer, trenta spanne sopra Nadal, un fenomeno, un campione, una forza della natura, imbattibile, inavvicinabile. Insomma Mazinga. Dopo quel torneo Djokovic cala. A Dubai viene preso a colpi di ace da Roddick. Vince Indian Wells superando in finale un Mardy Fish incredulo di aver sconfitto Federer (ricordiamo tutti "quel" Federer). Qualche giorno dopo viene fatto fuori al primo turno a Miami dal sudafricano Kevin Anderson (avessi detto Sampras). Vince a Roma "zoppa" di Nadal fatto fuori dalle vesciche ancor più che da Ferrero. Ad Amburgo arriva in semifinale schiantandosi proprio contro il re della terra. Al Roland Garros esce in semifinale per mano dello stesso spagnolo. A Wimbledon scivola al secondo turno contro Safin (che poi si arrenderà solo in semifinale a Federer). A Toronto e Cincinnati si imbatte in Murray che lo fa fuori ai quarti prima ed in finale poi. All'olimpiade di Pechino arriva in semifinale e si schianta ancora con Nadal, che lo batte di nuovo anche se adesso si gioca sul cemento. Agli Us Open si ferma in semifinale battuto da Federer, a Bangkok viene spazzato via da Tsonga ed al Master vince anche sfruttando l'assenza (per motivi diversi) di Federer e Nadal. Quest'anno, invece, quasi da dimenticare. Uniche vittorie a Dubai (orfano di Federer, Nadal, Roddick e Murray dai quarti in poi) ed al torneo di Belgrado (a casa sua, dove tanto per dire in finale c'era il polacco Lukasz Kubot) inoltre una sfilza di sconfitte da Nadal sulla terra. Poi nient'altro. Quarti in Australia, terzo turno al Roland Garros, quarti a Wimbledon e semifinale (finalmente) a New York. Il risultato è che a meno di due anni di distanza non solo Djokovic non si è confermato l'anti-Federer ma non si è neanche dimostrato anti-Nadal o anti-Murray. Non ci sono dubbi che Djokovic sia un fenomeno, ma ciò non vuol dire che sia un campione. Questo perchè un exploit può sempre esserci, ma è riconfermarsi che è importante. Vincere un torneo, importantissimo, può pur sempre essere una casualità. Anche vincerlo con merito, dopo aver quasi dominato. Può essere la dimostrazione che in quel preciso momento le tue condizioni erano tali da farti esprimere al meglio. O che forse i tuoi avversari per chissà quali motivi non erano in grado di competere al meglio. Quando, invece, riesci a confermarti anno dopo anno, torneo dopo torneo, vittorie dopo vittorie; allora quello non è un exploit. Lì c'è il campione, quello che dimostra ancora ed ancora ed ancora di poter vincere e poter vincere tanto. Lì ci sono i Federer e i Nadal, quelli che alla fine, tirando le somme, negli appuntamenti che contano arrivano sempre (Federer) o quasi sempre (Nadal) fino in fondo. Del Potro è un ottimo giocatore. E' giovanissimo ed ha ampissimi margini di miglioramento. Ha vinto uno slam (e che slam, e come l'ha vinto, e contro chi l'ha vinto) a soli ventunanni. Lo ha vinto in silenzio, senza proclami, senza prime pagine, senza esasperazioni (insomma non è Murray). Lo ha vinto costruendosi il successo giorno dopo giorno, conoscendo i propri limiti e cercando, con umiltà, di migliorarsi sempre. E' un ottimo giocatore e non ci sono dubbi, può migliorare tantissimo e non ci sono dubbi, ma (e qui mi sbilancio) a me Del Potro non convince. Mi sembra uno che va troppo "con la partita". Voglio dire che secondo me è uno che si fa trascinare troppo dall'andamento del match. Se il match va bene è una furia, se il match si mette male allora si sgonfia. Contro Federer fino al 6-3 / 5-4 / 30-0 sembrava aspettare solo la doccia. Testa bassa, passo lento, poca convinzione, quasi fretta di chiudere. Poi c'e' stato lo scatto culminato con due passanti da urlo sulla riga. Bravissimo non c'e' dubbio. Ma se quei due passanti anzichè essere un centimetro di qua, fossero stati un centimetro di là Del Potro sarebbe andato sotto due set a zero e, sono pronto a giurarci, avrebbe beccato 6-0 al terzo in perfetto stile Australian Open. Non voglio dire che sia stata fortuna, ci mancherebbe, dico solo che quello "scatto di orgoglio" sarebbe potuto non bastare e qualora non fosse bastato, sicuramente Del Potro avrebbe mollato. Abbandonando le velleità di trionfo sarebbe tornato sulla sedia ed avrebbe cercato di chiudere in fretta. Non c'e' dubbio che Del Potro al cento per cento sia una bestia famelica quasi indomabile. Il problema è proprio che quel cento per cento non è scontato in ogni match. Ed allora cosa potrebbe succedere? Potrebbe succedere quello che è successo a Djokovic. Dopo il trionfo e la santificazione immediata potrebbe arrivare il ritorno sulla terra. Potrebbe succedere che Federer e Nadal tornano a sconfiggerti nelle occasioni che contanto, potrebbe succedere che la tua condizione non è più perfetta come era stata un mese fa, potrebbe succedere che i Campioni (quelli veri) ritornino a fare i Campioni. E tu rimani un ottimo giocatore. Un grandissimo, un fenomeno, ma non un campione. Ed allora festeggiamo Del Potro, diamogli atto di aver realizzato un'impresa. Diamogli atto del fatto di essere un fenomeno. Ma i processi di santificazione rimandiamoli di qualche mese. Aspettiamo qualche altro slam ancora. Aspettiamo che il ragazzo si confermi. Che vinca di nuovo e che dimostri che non è stato un caso. Nel frattempo, chissà, Djokovic potrebbe anche vincere ancora.
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